La paura – Dott.ssa Cinzia Barillaro

Il qui pro quo è proprio questo: confermare a un cane o a un bambino che ha ragione ad avere paura è giusto.
Prima la paura va riconosciuta, accolta, legittimata.
Quando una persona umana o canina ha paura ha diritto ad avere paura. Può essere una paura o un terrore comunemente condiviso (un drago nero ci assale e allora abbiamo paura tutti);
oppure una paura intima tutta mia, con ragioni psichiche, storiche, filogenetiche solo mie. Tutti sereni all’intorno, ma io tremo.
Mi rivolgerò con un sorriso e sarò pronta ad avere fiducia in chi si accorge che tremo, in chi accoglie con dolcezza i miei invisibili fantasmi, mi legittima a tremare, e assieme a me viaggia dipanando con calma la matassa aggrovigliata dei mie sentimenti. Mi affiancherò a chi mi aiuta a sbeffeggiare le tende sbattute dal vento che imperversa nella mia mente e a riderne.
La solidarietà è già una cura alla paura, perché non sarò più sola ad affrontarla. Siamo tutti animali sociali.

Quando ero bambina mia nonna vecchissima, aveva perso la cognizione dell’intorno. Lei si rifiutava di scendere dal letto perché temeva di affogare nel torrente in piena. Tutti le dicevano: “Non temete Bettina, non c’è nulla! Ci sono solo le piastrelle del pavimento” Quando la mettevano a terra lei tremava e urlava e a volte picchiava con i pugni secchi il suo aiutante. Poi andò da lei mio zio Enzo, che le disse: “Mamma, non vi preoccupate, ho preparato una barca per voi. Io remo e vi conduco sull’altra sponda sana e salva” . Così lei è scesa serenamente, hanno insieme attraversato il fiume e hanno bevuto il caffè in cucina…perché per mia nonna, la cucina con i suoi ricordi e profumi era tornata nella sua mente grazie al piccolo vascello, culla delle sue angosce, nate chissà dove, dileguate nel cuore di un figlio che ha saputo vederle e amarle.

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