Le classi di comunicazione

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Ciao a tutti, volevo dare una risposta pubblica a una domanda che si sono giustamente poste alcune persone: poiché in genere le classi di comunicazione sono intese come incontri fra cani liberi di interagire fra loro come gli pare, che cosa succede se a una giornata di c.d.c. si iscrivono cani che hanno delle difficoltà nel relazionarsi con altri cani e che rischiano di non essere “compatibili” con la gran parte dei presenti, o addirittura con nessuno?

La domanda è più che legittima e mostra attenzione alla tutela sia del proprio cane, sia degli altri presenti.

Quello che vorrei fare è uscire dagli “schemi” e dalle “convenzioni”, anche per ciò che riguarda l’idea che possiamo avere delle classi di comunicazione, e cercare di considerare il concetto di Comunicazione in modo “olistico”, a 360° e non per forza secondo dei protocolli preimpostati (anzi, direi proprio SENZA protocolli preimpostati!), per proporre un’esperienza che sia adeguata agli individui, senza forzature e senza imposizioni, che sarebbero controproducenti, oltre che spiacevoli per i cani.

Se con la valutazione individuale vedessi che un cane si trova in troppa difficoltà per entrare in comunicazione con gli altri nella modalità tipica delle cdc, proporrò un’esperienza diversa, finalizzata a migliorare il suo stato emotivo e ad aiutarlo comunque ad aprire un canale di comunicazione, in base alle sue esigenze.

Potremmo, per esempio, lavorare sulle emozioni in presenza di altri cani, ma ad una distanza adeguata per garantire serenità a tutti.
Potremmo utilizzare la comunicazione olfattiva e visiva a distanza, se un cane non è a suo agio nello stare troppo vicino ad altri cani.
Potremmo aiutare e rinforzare la comunicazione fra un cane e il suo umano, se questo può essere quello che serve a migliorare il modo in cui un cane si gestisce le interazioni con altri cani… eccetera eccetera.

Quello che vorrei sottolineare è che se un cane si trova in difficoltà, al momento, nell’interagire liberamente con altri cani, non significa che non si possa creare un’esperienza di comunicazione utile e propedeutica ad arrivare alla “tipica” esperienza delle classi, senza imposizioni e forzature, nel rispetto del suo stato emotivo e delle sue caratteristiche individuali.

Elena Vanin

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