Tutti siamo stati “il proprietario medio”

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Credo che tutti noi abbiamo conosciuto almeno una volta nella vita quella sensazione di sconfitta che ti fa pensare “perché tutti riescono e io no?”
Io ci sono passata con il mio primo cane, Merlino. Avevo vent’anni, non avevo mai avuto cani, seppur mi piacessero tanto, e la mia conoscenza cinofila era strutturata sulla base del commissario Rex.
Merlino faceva tutti i bisogni in casa(lo ha fatto fino al primo anno di età!!!), distruggeva tutto ciò che gli capitava a portata di bocca, se gli tiravo una pallina non me la riportava ma se la teneva, tirava al guinzaglio come un bue da traino e quando lo liberavo stavo ore a cercare di riprenderlo.
Mi sentivo una fallita. Guardavo gli altri proprietari al parco con i loro cani che facevano seduto-terra-resta e che tornavano al richiamo, che non tiravano al guinzaglio.. e mi chiedevo perché io non ci riuscivo. Pensavo di essere sbagliata io, poi pensavo fosse sbagliato Merlino. Ho un cane difettoso, pensavo.
Poi un giorno, dopo l’ennesima volta in cui avevo atteso il suo ritorno sotto la pioggia per ore, una volta riacciuffato il fuggitivo, ricordo che lo guardai e gli dissi “non so quale sia il problema tra me e te ma lo scoprirò e lo risolveremo!”
Da lì iniziai a cercare informazioni, lessi un sacco di libri e cercai un educatore.
Iniziai a smettere di pretendere che Merlino fosse diverso, iniziai a smettere di pretendere che Merlino facesse delle cose, iniziai a VEDERLO, forse per la prima volta.
Erano passati due anni di inferno, in cui avevo finito per odiarlo talvolta, ma la svolta fu veloce. Iniziai a chiedermi di cosa lui avesse bisogno, se quello che gli proponevo gli potesse piacere e cosa potessi fare per renderlo felice. Perché si, un cane felice e sereno, non distrugge la casa, un cane felice e sereno non tira al guinzaglio.
Iniziai a fare lunghe passeggiate in luoghi sicuri dove poterlo tenere libero, senza chiedergli di tornare da me, e vedevo che iniziava a stare vicino a me, CON me, “sei un grande cane” gli dicevo.
Due ore di passeggiata nel nulla al giorno erano già molto appaganti, ma imparai anche a dargli ogni volta che uscivo qualcosa di appetitoso d
a sgranocchiare.
Ho imparato a chiedergli se voleva fare o no qualcosa, e lui, finalmente, si è sentito ascoltato da me.

Ora io e Merlino siamo un binomio meravigliosamente unito, undici anni dopo ripensare a come eravamo mi fa esplodere un sorriso.
Non bisogna mai arrendersi, ogni relazione può migliorare, con l’impegno, l’accettazione e l’ascolto.
Bisogna smettere di chiedere al cane di essere qualcosa per noi, e dobbiamo iniziare ad essere noi qualcosa per il cane.
Il rapporto e una buona relazione non stanno in un banale seduto-terra-resta, quelli sono comandi che riempiono il nostro ego e ci fanno sentire importanti, la relazione è quando il nostro cane SCEGLIE di stare vicino a noi, senza coercizione, senza obblighi.

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